L'Ultima Cena è una grande tela dipinta per il refettorio della Chiesa di San Giorgio Maggiore.Nella tela prevale una prospettiva angolare in cui gli apostoli non vengono messi al centro della scena , che invece viene occupata da personaggi accidentali , come la donna che cerca un piatto in una tinozza L'episodio è ambientato in una locanda di cui si evidenzia il soffitto a travi.La scena è impostata sulla diagonale prospettica del lungo tavolo dove si rappresenta l'eucarestia. Ci sono 3 livelli di luminosità:profana,religiosa e spirituale.Quella profana è gestita dalla lampada a soffitto che irraggia l'ambiente.Quella religiosa è data dall'aureola degli apostoli.Quella spirituale deriva dalle figure fatte solo di luce.Il disegno è secondario, ciò che conta è lo scenario teatrale.
A me piace più l'ultima cena del Tintoretto perché la vedo più vera e realistica , al contrario quella di Leonardo mi sembra più una cena di ricchi signori .
Non approvo il commento della persona (sconosciuta) sopra, poiché ritengo che l'opera di Leonardo sia più caratteristica, oserei dire persino più "sacra", se non altro è classificata appunto come un'iconografia. Nonostante ciò, mi piace anche questa versione di cenacolo, apprezzo molto la teatralità dell'ambiente.
Ammiro come Tintoretto si sia ispirato all’opera maestosa di Leonardo Da Vinci, seppur molto diversa; si nota infatti la luce che è protagonista dell’opera, i colori e l’ambiente: un’osteria, definita come l’innovazione dell’opera.
Io sono d’accordo con Roberta per me l’emblema del cenacolo rimane quello di Leonardo Da Vinci! Ma Anche il tintoretto è sempre un’opera importante, dà una certa umanità al dipinto, ambientandolo in una sorta di taverna veneziana, per trasportare i personaggi nella sua epoca e per dargli quel leggero senso di realismo. Ma Il tema del cenacolo di Leonardo è quello del momento più drammatico del vangelo, quello in cui Cristo proferisce la frase: "Uno di voi mi tradirà" e da queste parole gli apostoli si animano drammaticamente, i loro gesti sono di stupore e di meraviglia.
Come possiamo notare nell'ultima cena di Tintoretto le figure principali rispetto a quella di Leonardo da Vinci sono la luce e la disposizione dei personaggi. Quella che preferisco però è quella di Da Vinci perché oltra a essere una della prime iconografie rappresenta un momento molto delicato per Cristo.
Ginevra Scavo Tintoretto al contrario di Da Vinci ha ambientato l'Ultima Cena in un'osteria veneziana del 15 secolo, la scena è molto buia e l'unica fonte di luce è la lampada ad olio in alto a sinistra. Ha inoltre aggiunto, oltre agli apostoli e Gesù, altri personaggi che fanno parte del popolo.
Arturo Navigante In quest’opera possiamo notare il messia con i vari apostoli, con la luce posta in modo differente rispetto a vari protagonisti. Preferisco questa versione dell’ultima cena rispetto a quella di Da vinci per via dei colori e le ombre più elaborate e anche l’importanza della luce.
Mi trovo d’accordo con Roberta e Luciana. Proprio come dice Roberta l’opera di Leonardo è più “caratteristica” e più “sacra” perché quest’opera non vuole rappresentare il momento del tradimento bensì il momento dell’istituzione dell’eucarestia. Come dice Luciana invece è vero che Tintoretto vuole dare una certa umanità al dipinto, per questo vuole ambientare l’ultima cena nell’epoca in cui lui stesso viveva e raffigura una sorta di taverna veneziana. Il quadro, a parer mio, molto diverso da quello di Leonardo, è comunque uno spettacolo perché appare come una rappresentazione teatrale immortalata.
La stanza nella quale si svolge la scena sembra essere l’interno di un’osteria. A parte il pavimento decorato finemente il resto dell’arredo non ricorda le sontuosità di un palazzo nobiliare. Lungo un lato della lunga tavola sono distribuiti Cristo e gli apostoli. Intorno a loro si affrettano a servire i domestici mentre sul soffitto aleggiano figure di angeli. Il modellato dei personaggi è realizzato con zone di colore uniforme molto contrastanti tra luce ed ombra. Infatti le luci non descrivono i volumi ma ritagliano le forme dal fondo scuro. Le figure poi assumono posture molto concitate quasi di carattere teatrale L’illuminazione della sala nella quale si svolge la cena è molto contrastata. L’atmosfera che emerge è drammatica e mistica grazie alle figure lumeggiate in chiaro che volteggiano contro il soffitto a cassettoni. Infatti le forme sono modellate con un deciso chiaroscuro. Solo alcune parti dei personaggi sono illuminate in modo diretto dalla lampada che brucia in alto. Dal soffitto poi si diffonde una luce mistica a partire dagli angeli che aleggiano. A queste due illuminazioni si aggiungono anche le aureole intorno al capo di Cristo e a quelli degli apostoli. I colori sono tendenzialmente freddi. Anche il giallo oro diffuso uniformemente ha intonazioni che tendono al verde. Sono d'accordo con Matteo perchè l'opera di Tintoretto è più realistica, invece quella di Leonardo un po' meno (Francesco Volpe)
Morrone Monica L'artista decide di dipingere il tavolo in diagonale. La stanza nella quale si svolge la scena sembra essere l’interno di un’osteria. Il pavimento é decorato finemente e lungo un lato della tavola sono distribuiti Cristo e gli apostoli. Intorno a loro si affrettano a servire i domestici mentre sul soffitto si trovano figure di angeli. I colori sono molto contrastanti tra luce ed ombra. L’illuminazione della sala è molto contrastata e l'atmosfera che emerge è drammatica e mistica grazie alle figure lumeggiate in chiaro che volteggiano contro il soffitto a cassettoni. Solo alcune parti dei personaggi sono illuminate in modo diretto dalla lampada che brucia in alto e dal soffitto si diffonde una luce mistica a partire dagli angeli.
Marica D'Andrea Le cose che mi attraggono di più di questa opera sono i 3 livelli di luminosità, quella profana (il lampadario), quella religiosa (aureola di Gesù) e quella spirituale (gli angeli sono fatta da sola luce). Abbiamo un evidente realismo causato dal l’atmosfera dove appunto l’artista potesse far sentire gli odori della taverna rappresentata
Antonio Candelieri Diversamente da tanti altri tradizionali dipinti raffiguranti L’Ultima Cena, Jacopo Robusti detto il Tintoretto, decide di introdurre alcuni cambiamenti e reinterpreta completamente la scena. Essa è ambientata un locale del suo tempo e non nell’edificio originale come voleva la tradizione. L’oscurità regna sovrana in questa scena e c’è soltanto una luce che proviene da quella lampada ad olio appesa in alto a sinistra sul soffitto. Inoltre, la raffigurazione di Cristo nell’atto di distribuire la comunione ai suoi discepoli è accompagnata , non solo da questi, ma anche dalla presenza di Giuda Iscariota imbruttito è trasformato quasi in un animale. Inoltre sono presenti anche tutti i servi e i lavoratori della locanda, impegnatissimi a soddisfare le richieste dei clienti.
L'Ultima Cena è una grande tela dipinta per il refettorio della Chiesa di San Giorgio Maggiore.Nella tela prevale una prospettiva angolare in cui gli apostoli non vengono messi al centro della scena , che invece viene occupata da personaggi accidentali , come la donna che cerca un piatto in una tinozza L'episodio è ambientato in una locanda di cui si evidenzia il soffitto a travi.La scena è impostata sulla diagonale prospettica del lungo tavolo dove si rappresenta l'eucarestia. Ci sono 3 livelli di luminosità:profana,religiosa e spirituale.Quella profana è gestita dalla lampada a soffitto che irraggia l'ambiente.Quella religiosa è data dall'aureola degli apostoli.Quella spirituale deriva dalle figure fatte solo di luce.Il disegno è secondario, ciò che conta è lo scenario teatrale.
RispondiEliminaCristian Agresti
EliminaA me piace più l'ultima cena del Tintoretto perché la vedo più vera e realistica , al contrario quella di Leonardo mi sembra più una cena di ricchi signori .
RispondiEliminaSono Matteo.
EliminaNon approvo il commento della persona (sconosciuta) sopra, poiché ritengo che l'opera di Leonardo sia più caratteristica, oserei dire persino più "sacra", se non altro è classificata appunto come un'iconografia. Nonostante ciò, mi piace anche questa versione di cenacolo, apprezzo molto la teatralità dell'ambiente.
RispondiElimina(Roberta Spinelli)
EliminaBene ragazzi, continuate con i vostri commenti.
RispondiEliminaC'è un commento dove non compare il nome, non va bene! bisogna indicarlo.
RispondiEliminaAmmiro come Tintoretto si sia ispirato all’opera maestosa di Leonardo Da Vinci, seppur molto diversa; si nota infatti la luce che è protagonista dell’opera, i colori e l’ambiente: un’osteria, definita come l’innovazione dell’opera.
RispondiEliminaIo sono d’accordo con Roberta per me l’emblema del cenacolo rimane quello di Leonardo Da Vinci!
RispondiEliminaMa Anche il tintoretto è sempre un’opera importante, dà una certa umanità al dipinto, ambientandolo in una sorta di taverna veneziana, per trasportare i personaggi nella sua epoca e per dargli quel leggero senso di realismo.
Ma Il tema del cenacolo di Leonardo è quello del momento più drammatico del vangelo, quello in cui Cristo proferisce la frase: "Uno di voi mi tradirà" e da queste parole gli apostoli si animano drammaticamente, i loro gesti sono di stupore e di meraviglia.
Come possiamo notare nell'ultima cena di Tintoretto le figure principali rispetto a quella di Leonardo da Vinci sono la luce e la disposizione dei personaggi. Quella che preferisco però è quella di Da Vinci perché oltra a essere una della prime iconografie rappresenta un momento molto delicato per Cristo.
RispondiEliminaGinevra Scavo
RispondiEliminaTintoretto al contrario di Da Vinci ha ambientato l'Ultima Cena in un'osteria veneziana del 15 secolo, la scena è molto buia e l'unica fonte di luce è la lampada ad olio in alto a sinistra. Ha inoltre aggiunto, oltre agli apostoli e Gesù, altri personaggi che fanno parte del popolo.
Arturo Navigante
RispondiEliminaIn quest’opera possiamo notare il messia con i vari apostoli, con la luce posta in modo differente rispetto a vari protagonisti. Preferisco questa versione dell’ultima cena rispetto a quella di Da vinci per via dei colori e le ombre più elaborate e anche l’importanza della luce.
Mi trovo d’accordo con Roberta e Luciana. Proprio come dice Roberta l’opera di Leonardo è più “caratteristica” e più “sacra” perché quest’opera non vuole rappresentare il momento del tradimento bensì il momento dell’istituzione dell’eucarestia. Come dice Luciana invece è vero che Tintoretto vuole dare una certa umanità al dipinto, per questo vuole ambientare l’ultima cena nell’epoca in cui lui stesso viveva e raffigura una sorta di taverna veneziana. Il quadro, a parer mio, molto diverso da quello di Leonardo, è comunque uno spettacolo perché appare come una rappresentazione teatrale immortalata.
RispondiEliminaLa stanza nella quale si svolge la scena sembra essere l’interno di un’osteria. A parte il pavimento decorato finemente il resto dell’arredo non ricorda le sontuosità di un palazzo nobiliare. Lungo un lato della lunga tavola sono distribuiti Cristo e gli apostoli. Intorno a loro si affrettano a servire i domestici mentre sul soffitto aleggiano figure di angeli.
RispondiEliminaIl modellato dei personaggi è realizzato con zone di colore uniforme molto contrastanti tra luce ed ombra. Infatti le luci non descrivono i volumi ma ritagliano le forme dal fondo scuro. Le figure poi assumono posture molto concitate quasi di carattere teatrale
L’illuminazione della sala nella quale si svolge la cena è molto contrastata. L’atmosfera che emerge è drammatica e mistica grazie alle figure lumeggiate in chiaro che volteggiano contro il soffitto a cassettoni. Infatti le forme sono modellate con un deciso chiaroscuro. Solo alcune parti dei personaggi sono illuminate in modo diretto dalla lampada che brucia in alto. Dal soffitto poi si diffonde una luce mistica a partire dagli angeli che aleggiano. A queste due illuminazioni si aggiungono anche le aureole intorno al capo di Cristo e a quelli degli apostoli. I colori sono tendenzialmente freddi. Anche il giallo oro diffuso uniformemente ha intonazioni che tendono al verde.
Sono d'accordo con Matteo perchè l'opera di Tintoretto è più realistica, invece quella di Leonardo un po' meno (Francesco Volpe)
Morrone Monica
RispondiEliminaL'artista decide di dipingere il tavolo in diagonale. La stanza nella quale si svolge la scena sembra essere l’interno di un’osteria. Il pavimento é decorato finemente e lungo un lato della tavola sono distribuiti Cristo e gli apostoli. Intorno a loro si affrettano a servire i domestici mentre sul soffitto si trovano figure di angeli. I colori sono molto contrastanti tra luce ed ombra. L’illuminazione della sala è molto contrastata e l'atmosfera che emerge è drammatica e mistica grazie alle figure lumeggiate in chiaro che volteggiano contro il soffitto a cassettoni. Solo alcune parti dei personaggi sono illuminate in modo diretto dalla lampada che brucia in alto e dal soffitto si diffonde una luce mistica a partire dagli angeli.
Marica D'Andrea
RispondiEliminaLe cose che mi attraggono di più di questa opera sono i 3 livelli di luminosità, quella profana (il lampadario), quella religiosa (aureola di Gesù) e quella spirituale (gli angeli sono fatta da sola luce). Abbiamo un evidente realismo causato dal l’atmosfera dove appunto l’artista potesse far sentire gli odori della taverna rappresentata
Antonio Candelieri
RispondiEliminaDiversamente da tanti altri tradizionali dipinti raffiguranti L’Ultima Cena, Jacopo Robusti detto il Tintoretto, decide di introdurre alcuni cambiamenti e reinterpreta completamente la scena. Essa è ambientata un locale del suo tempo e non nell’edificio originale come voleva la tradizione.
L’oscurità regna sovrana in questa scena e c’è soltanto una luce che proviene da quella lampada ad olio appesa in alto a sinistra sul soffitto. Inoltre, la raffigurazione di Cristo nell’atto di distribuire la comunione ai suoi discepoli è accompagnata , non solo da questi, ma anche dalla presenza di Giuda Iscariota imbruttito è trasformato quasi in un animale. Inoltre sono presenti anche tutti i servi e i lavoratori della locanda, impegnatissimi a soddisfare le richieste dei clienti.